autotutela rassegna

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Questioni

Premesso che il potere di sospensione della licenza di pubblico esercizio previsto dallart. 10 del testo unico di pubblica sicurezza ha finalità cautelari, occorre aver riguardo alla possibilità più o meno effettiva del titolare della licenza di poter conoscere la pericolosità dei clienti o di impedire agli stessi di soffermarsi nel locale? Oppure la norma prescinde da ogni responsabilità dell'esercente?

L’apprezzamento della sufficienza o meno dei presupposti affinchè una determinata situazione concreta sia fonte di pericolo pubblico rientra nella discrezionalità della autorità di p.s. che sfugge al sindacato giurisdizionale ove non sia esercitata travisando i fatti o in modo logicamente abnorme?

Detta misura cautelare esige la previa comunicazione prevista dall’ art.7 legge 241?

 

Massime

Il potere di sospensione della licenza di pubblico esercizio previsto dallart.10 del testo unico di pubblica sicurezza ha finalità cautelari essendo rivolto ad eliminare in via preventiva possibili fonti di pericolo per la sicurezza pubblica, impedendo che gli esercizi pubblici divengano luogo di frequentazione di pregiudicati o appoggio di attivit pericolose.


La norma non ha riguardo alla possibilità più o meno effettiva del titolare della licenza di poter conoscere la pericolosità dei clienti o di impedire agli stessi di soffermarsi nel locale, mirando alla esigenza obiettiva di tutelare l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini attraverso la dissuasione dei soggetti pericolosi o pregiudicati dalla sua frequentazione, e ciò indipendentemente da ogni responsabilità dell’esercente.


I presupposti per la adozione del provvedimento non sono tassativamente tipizzati in quanto è in facoltà del Questore attivare la misura della sospensione non solo in presenza di tumulti o gravi disordini ma in ogni circostanza nella quale egli, in base al suo apprezzamento discrezionale, ravvisi un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica, il buon costume o la sicurezza dei cittadini.

L’apprezzamento della sufficienza o meno dei presupposti affinch una determinata situazione concreta sia fonte di pericolo pubblico rientra nella discrezionalit della autorit di p.s.esfugge al sindacato giurisdizionale ove non sia esercitata travisando i fatti o in modo logicamente abnorme.

La misura cautelare della sospensione della licenza per la conduzione di un esercizio pubblico disposta al fine di prevenire possibili fonti di pericolo per beni di valore primario, quali l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini,è ex se assistita da ragioni di urgenza che giustificano l’omessa comunicazione dell'avvio del procedimento.

 

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TAR LOMBARDIA - MILANO, SEZ. III - sentenza 6 ottobre 2008 n. 4714

FATTO
A seguito delle effettuazione di controlli di polizia, che in più occasioni avevano riscontrato la presenza nel locale «www» sito in Milano in via.. di persone pregiudicate, il Questore di Milano emanava ai sensi dell’art. 100 TULPS un provvedimento di sospensione per la durata di otto giorni della relativa licenza di esercizio intestata alla Sig.ra C. M..
Con ricorso notificato in data 6/7/2000 l’interessava proponeva ricorso giurisdizionale avverso il suddetto provvedimento chiedendone l’annullamento per i seguenti
MOTIVI
1) Violazione dell’art. 100 TULPS
I controlli effettuati dalla polizia non avrebbero riscontrato una situazione tale da destare «allarme sociale». In particolare non potrebbero aver suscitato tale pericolo gli avventori trovati privi di permesso di soggiorno (i quali, di per sè, non sono né pregiudicati, né persone pericolose), e neppure coloro che la Questura ha genericamente qualificato come «pregiudicati», senza specificare il numero né la gravità dei reati per cui sarebbero stati condannati.
Del resto la Sig.ra C. non potrebbe impedire l’ingresso nel locale di siffatti soggetti non avendo, a riguardo, alcuna possibilità di conoscerne i precedenti, e, a maggior ragione, non potrebbe impedire la circolazione di malavitosi nelle zone circostanti all’esercizio
La ricorrente sottolinea poi che la Polizia di Stato avrebbe effettuato accurati controlli anti-droga nel locale senza riscontrare alcunchè.
2) Violazione dell’art. 7 della L. 241 del 1990
Non sussistendo comprovate esigenze di celerità, l’Autorità di Polizia avrebbe dovuto procedere con avvisi e ammonizioni prima di disporre la sospensione della licenza o quanto meno non decretare la sospensione con decorrenza immediata concedendo così all’interessata la concreta possibilità di tutela giurisdizionale.
DIRITTO
La Sig.ra C. impugna il provvedimento in data 1/7/2000 con il quale il Questore di Milano, in applicazione dell’art. 100 TULPS, ha sospeso per otto giorni la licenza dell’esercizio i «www» a lei intestata.
Il provvedimento viene ritenuto carente di presupposti non sussistendo in concreto la situazione di pericolo per la sicurezza pubblica che ne dovrebbe giustificare l’adozione.
Il ricorso è infondato.
Il potere di sospensione della licenza di pubblico esercizio previsto dall’art. 100 del testo unico di pubblica sicurezza ha finalità cautelari essendo rivolto ad eliminare in via preventiva possibili fonti di pericolo per la sicurezza pubblica, impedendo che gli esercizi pubblici divengano luogo di frequentazione di pregiudicati o appoggio di attività pericolose (Cons Stato, VI, 6/04/2007 n. 1563).
La norma non ha riguardo alla possibilità più o meno effettiva del titolare della licenza di poter conoscere la pericolosità dei clienti o di impedire agli stessi di soffermarsi nel locale, mirando alla esigenza obiettiva di tutelare l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini attraverso la dissuasione dei soggetti pericolosi o pregiudicati dalla sua frequentazione, e ciò indipendentemente da ogni responsabilità dell’esercente (Cons. Stato, VI, 14/12/2005 n. 7094).
I presupposti per la adozione del provvedimento non sono tassativamente tipizzati in quanto è in facoltà del questore attivare la misura della sospensione non solo in presenza di tumulti o gravi disordini ma in ogni circostanza nella quale egli, in base al suo apprezzamento discrezionale, ravvisi “un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica, il buon costume o la sicurezza dei cittadini”.
Ne consegue che l’apprezzamento della sufficienza o meno dei presupposti affinché una determinata situazione concreta sia fonte di pericolo pubblico rientra nella discrezionalità della autorità di p.s. che sfugge al sindacato giurisdizionale ove non sia esercitata travisando i fatti o in modo logicamente abnorme.
Nel caso di specie le circostanze di fatto poste alla base del provvedimento impugnato risultano confermate dai rapporti di polizia che hanno evidenziato in più di una occasione la presenza nel locale di persone con precedenti penali. E tanto bastava per indurre legittimamente il Questore ad esercitare il potere di cui all’art. 100 TULPS.
Nella situazione in esame, l’Autorità di P.S., come annotato nel decreto impugnato, ha considerato che la costante presenza all’interno dell’esercizio di avventori pregiudicati denoti come l’esercizio emdesimo costituisca fonte di concreto pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, rendendo necessaria l’adozione con decorrenza immediata del provvedimento di sospensione della licenza, per l’esigenza di evitare il verificarsi di ulteriori avvenimenti pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza pubblica.
L’urgenza, quindi, è qualificata dal pericolo della compromissione dell’ordine pubblico che caratterizza la misura preventiva con la quale il Questore, ai sensi dell’art.100 T.U.L.P.S., ha disposto la sospensione della licenza per l’esercizio condotto dalla ricorrente; dette ragioni integrano quindi quelle particolari esigenze di celerità del procedimento amministrativo in presenza delle quali la p.a. è sollevata dall’obbligo della comunicazione previsto dal citato art.7.
Con specifico riguardo alla materia in esame, la Sezione ha già avuto occasione di precisare che la misura cautelare della sospensione della licenza per la conduzione di un esercizio pubblico, che sia disposta al fine di prevenire possibili fonti di pericolo per beni di valore primario, quali l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, sia ex se assistita da ragioni di urgenza che giustificano l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento (cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, 14 febbraio 2002, n. 557; id. 12 maggio 2006 n. 1187).
In conclusione il ricorso deve essere respinto.
Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sez. III, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo rigetta.
Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Milano, nella Camera di Consiglio del 3 luglio 2008, con l'intervento dei magistrati:
Domenico Giordano - Presidente
Stefano Cozzi - Referendario
Raffaello Gisondi - Referendario est.

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